Doppiaggio o sottotitoli?

In Italia siamo abituati a vedere la quasi totalità dei film stranieri doppiati, e forse per molti italiani sentire la voce originale di Al Pacino o Sylvester Stallone non potrà mai essere la stessa cosa che ascoltare la voce del loro doppiatore Ferruccio Amendola, una voce che ha accompagnato la scoperta del cinema per molte persone e che funziona, a risentirla, come una chiave che apre una porta ai ricordi.

In Portogallo, a differenza dell’Italia, si utilizzano quasi sempre i sottotitoli, tranne che per i film destinati ad un pubblico giovanissimo, le animazioni principalmente e alcune serie televisive. La Festa del Cinema Italiano di Lisbona, sabato 23 marzo al cinema São Jorge ha organizzato, a margine della sua ricca programmazione, “Dub vs Sub”, una conferenza per approfondire insieme ai professionisti del settore le caratteristiche dei due modi principali, (non i soli, c’è per esempio anche la voice over), con cui un film straniero può essere “tradotto”.

L’incontro è stato moderato da Clelia Bettini, lettrice di Italiano alla FLUC – Coimbra, studiosa di letteratura e traduttrice letteraria. Le ragioni storico-politiche del doppiaggio in Italia, come ha spiegato Francesco Vairano, attore e doppiatore italiano, sono da ricercare nel divieto, durante il fascismo, di utilizzare parole straniere. Il doppiaggio poi, in un paese con tante differenze dialettali come il nostro, ha continuato a svolgere, anche nel dopoguerra, il ruolo di unificazione linguistica che ha svolto anche la televisione. In Portogallo è stato lo stesso fascismo di Salazar a prendere, per ragioni simili, una decisione opposta: si è deciso per i sottotitoli perché le masse non andassero al cinema e per poter censurare più facilmente i film stranieri, ha raccontato Margarida Silva Dias, giornalista e traduttrice specializzata nell’area del cinema e dell’audiovisivo.

Le grandi aziende produttrici negli ultimi anni spingono verso l’abbattimento dei costi, spesso a scapito della qualità e quindi in alcuni casi si tende a sostituire il doppiaggio con i sottotitoli. Il lavoro di doppiaggio richiede infatti tutta una serie di figure professionali, come quella del “direttore del doppiaggio”, oppure del “dialoghista” – incaricato di scrivere una sorta di secondo copione del film, non solo tradotto ma completo di tutte le indicazioni tecniche di interpretazione per gli attori – ed altre figure indispensabili per un lavoro di qualità come quello che è stato possibile svolgere finora in moltissimi film. Ma lo stesso lavoro di sottotitolazione richiede grande professionalità: il numero limitato di caratteri disponibili per ogni battuta e soprattutto la necessità di rispettare con esattezza i tempi di entrata e di uscita del testo dallo schermo, in sincronia con la voce dell’attore, fanno sì che per raggiungere una buona qualità si abbia bisogno di traduttori specializzati nel lavoro di sottotitolazione.

Purtroppo la tendenza anche in questo campo è quella di ridurre sempre più i tempi e di pagare sempre meno o precarizzare le figure professionali che se ne occupano. Questi ed altri argomenti sono stati toccati e sviluppati lungo il pomeriggio, nel vivace dibattito con il pubblico e negli interventi dei numerosi relatori: Raul Barbosa, Isabel Monteiro, Carlos Freixo, Paola D’Agostino.

Durante l’incontro è stato presentato il libro Mondi doppiati. Tradurre audiovisivo dal portoghese tra variazione linguistica e problematiche traduttive di Gian Luigi De Rosa, professore di Lingua Portoghese e Traduzione Portoghese/Italiano nell’Università del Salento, traduttore letterario ed audiovisivo.
testo e foto di Luca Onesti
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