2 Marzo 2013, nuova protesta nazionale

“Abbiamo una voce, abbiamo l’anima” si legge in un cartellone e il Portogallo continua così. Inorridito. Indignato. Stiamo perdendo conto degli avvenimenti che stanno accadendo in questa nazione silenziosa e remissiva. Più di 40 città, in Portogallo e all’estero, hanno visto migliaia di portoghesi per le strade contro la troika, il governo, le politiche di austerità, lo status quo.

La protesta a Lisbona è stata grande ed espressiva, anche se non ha raggiunto la dimensione prevista dagli organizzatori. I lisbonesi di tutte le età e di diversi ceti sociali si sono di nuovo mobilitati in gran numero e sono scesi in strada per mostrare ancora una volta il loro sdegno. Un mare di persone discende ordinatamente da Marquês de Pombal verso il Terreiro do Paço. C’erano manifestanti in sedia a rotelle, bambini e anziani a impugnare cartelloni. “Rubare ai pensionati è un crimine”, “Voglio essere felice nel mio paese”, “Vogliamo le nostre vite di nuovo”. In realtà, i cartelloni più che altro hanno sostituito le voci. A parte i canti occasionali qua e là, la marcia è stata silenziosa e serena.

Due manifestanti spagnoli sembravano increduli di fronte a questa forma di protesta. Loro non sanno – neanche il resto del mondo lo sa – che i portoghesi protestano così. Gli eroi di aprile ci hanno insegnato che una nazione può cambiare il suo destino con dei garofani. Perché la violenza se abbiamo ragione? In effetti, c’erano alcuni simboli della rivoluzione del 1974 sparsi lungo la marcia. “Grândola vila morena” è stata cantata qualche volta durante la sfilata e nella piazza. L’idea è che pochi credono di vivere ancora in una democrazia. Ironicamente, forse la natura pacifica delle proteste portoghesi è ciò che li rende inefficaci.

I percorsi e il fatto che le manifestazioni vengono organizzate sempre di sabato portano un senso di disperazione. Non c’è nessun simbolo del governo contro cui arrabbiarsi lungo il percorso, nessun politico che ci segue da vicino. Gli inni delle rivoluzioni commuovono ma la chiara mancanza di tensione non dà alle proteste un effetto e un vero e proprio impatto. I sentimenti di ingiustizia e iniquità sociali muovono i manifestanti e loro, i politici, ci guardano in TV. Niente cambia e le proteste si ripetono. La gente continua a scendere in strada, con le loro famiglie e i loro semplici cartelloni fatti in casa. Marciano, cantano, battono i tamburi e le loro pentole, brandiscono i loro cartelloni, piangono cantando le canzoni di protesta. Danno al mondo una lezione di civiltà ma c’è poco da imparare. E tornano a casa, ancora una volta inorriditi, indignati e senza soluzioni.

testo e foto di Vanessa Marques

 

Vanessa Marques è una traduttrice freelance e insegnante di portoghese. Traduce da oltre dieci anni per una clientela internazionale, coprendo settori come quello bancario e finanza, affari europei e diritto societario. Parte del suo lavoro è stato pubblicato da Taschen, in particolare “Atlas Maior” di Joan Blaeu e Peter Van der Krogt. Vive a Lisbona.

per maggiori informazioni sul suo profilo professionale clicca qui

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Vanessa Marques a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...