Un’opera d’arte totale

A Venezia il vaporetto ha la stessa funzione. Lo usano tutti.» È così che Joana Vasconcelos spiega la base concettuale che dà corpo al progetto che ha ideato per la Biennale di Venezia,

 

In un parallelismo tra il ferry lisbonese e il vaporetto veneziano, Joana Vasconcelos ha ideato un’opera d’arte totale per marcare la sua presenza come rappresentante ufficiale del Portogallo alla Biennale di Venezia. «Il “cacilheiro” è l’imbarcazione dei lavoratori, l’imbarcazione delle persone, ed è il mezzo di trasporto che da più tempo unisce i due margini del Tago a Lisbona.

A Venezia il vaporetto ha la stessa funzione. Lo usano tutti.» È così che Joana Vasconcelos spiega la base concettuale che dà corpo al progetto che ha ideato per la Biennale di Venezia, il più grande palco internazionale delle arti in Europa.

Il lavoro che sta realizzando ha ancora come punto di partenza le relazioni storiche, sia per quanto riguarda il passato che rispetto al presente, tra le due città e tra i due paesi. «Come ci relazioniamo noi portoghesi agli italiani?» chiede, e risponde: «Nel momento aureo delle scoperte geografiche, quando abbiamo aperto le rotte marittime, abbiamo influenzato il destino di quella città. Il commercio che era fatto per terra verso Venezia ha iniziato ad avere nuovi cammini. Il legame storico tra Lisbona e Venezia proviene da lì.» Ma non è solo il passato ad interessare Joana Vasconcelos. «Venezia è il simbolo dell’incontro delle culture, la biennale, la più antica di tutte le competizioni artistiche, è esempio di ciò. Anche il Portogallo è andato incontro a nuove culture nel XV secolo, oggi lo fa andando a Venezia».

L’idea del multiculturalismo presente in tutte le città portuali è così una specie di leitmotiv che l’artista vuole portare a bordo del suo “cacilheiro”. Ma è all’identità nazionale, del resto la tematica centrale di tutta la sua opera, che l’artista ha intenzione di dare la primazia all’interno e all’esterno del ferry lisbonese.

«L’obiettivo è quello di promuovere il paese e i suoi prodotti dentro e fuori dalla barca, il che è di per sé un obiettivo di comunicabilità, un elemento popolare, urbano e di collegamento.»

 

Foto tratta da “Expresso”

Quello che Joana sa fare meglio! “Trafaria Praia”, il nome del “cacilheiro”, è anche il titolo dell’opera/progetto, un padiglione fluttuante, se vogliamo chiamarlo così, che avrà come motto “essere un palco del Portogallo”, nel senso letterale e allargato del termine.

Allo stesso tempo, si tratta del progetto più autobiografico della vita di Joana Vasconcelos. «Sono di Lisbona, sono un’artista, faccio parte della classe media e lavoro con il porto alla mia porta, (il suo atelier si trova nel porto di Lisbona, vicino alle Docas di Alcântara), questo significa che sto lavorando sulla mia stessa identità», spiega. «Ma sono anche di questo paese e lo voglio portare con me!».

Nella mente dell’artista, si vuole “esprimere e affermare la cultura portoghese di fronte al mondo con la maggiore visibilità possibile e che solo un palco internazionale come la Biennale di Venezia riesce ad offrire”. Questa opera d’arte totale, avrà per Joana Vasconcelos: «un impatto e una forza unica e storica che lascerà segni nella biennale, in questa edizione e per sempre».

Non solo sarà la prima volta che un padiglione circolerà nella Laguna di Venezia, potendo attraccare di fronte ai Giardini, dove i padiglioni di più di 90 paesi si situano, ma anche, in quanto opera, permetterà ed esigerà che lo spettatore entri in essa per vederla, abitandola e vivendola. (Leggi l’articolo orginale su Expresso)


Per ulteriori informazioni su Joana Vascolnceles, clicca qui
 
traduzione a scopi divulgativi e non lucrativi 
 
di Luca Onesti
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